Una delle domande più frequenti di chi apre una Partita IVA riguarda le spese che si possono scaricare nel regime forfettario. Computer, telefono, automobile, benzina, affitto dell’ufficio, software, pubblicità, corsi di formazione e attrezzature sono costi che molti professionisti e piccoli imprenditori sostengono realmente per svolgere la propria attività. È quindi naturale chiedersi se queste somme possano essere sottratte dal fatturato prima di calcolare le tasse.
Nel regime forfettario, però, il meccanismo è profondamente diverso rispetto a quello utilizzato nei regimi nei quali il reddito viene determinato analiticamente. In linea generale, le normali spese sostenute per l’attività non vengono dedotte una per una dal fatturato. Il legislatore utilizza invece un coefficiente di redditività associato all’attività esercitata per stabilire forfettariamente quale quota dei ricavi o compensi costituisca reddito.
Questo significa che un professionista potrebbe spendere 3.000 euro oppure 15.000 euro durante l’anno e, a parità di ricavi e coefficiente di redditività, il normale meccanismo di determinazione del reddito forfettario non cambia in funzione di quei singoli costi. Esiste tuttavia un’importante componente che segue una disciplina differente: i contributi previdenziali obbligatori versati, che possono incidere sulla determinazione del reddito imponibile secondo le regole previste.
Vediamo quindi nel dettaglio quali spese si possono scaricare nel regime forfettario nel 2026, cosa succede con computer, auto, benzina, telefono, affitto e formazione e perché conoscere i propri costi reali rimane fondamentale anche quando fiscalmente non vengono dedotti analiticamente.
Cosa significa “scaricare una spesa”?
Prima di analizzare le singole voci è utile chiarire il significato dell’espressione “scaricare una spesa”, molto utilizzata nel linguaggio comune ma poco precisa dal punto di vista fiscale.
Quando si parla di costi aziendali possono entrare in gioco concetti differenti, come deduzione dal reddito e detrazione dall’imposta. Inoltre, per i contribuenti soggetti alle normali regole IVA può assumere rilevanza anche la detrazione dell’IVA sugli acquisti.
Nel regime forfettario il sistema è differente proprio perché il reddito dell’attività non viene normalmente determinato sottraendo dal fatturato tutti i costi documentati sostenuti dal contribuente.
Il meccanismo parte invece dai ricavi o compensi e applica una percentuale prestabilita, chiamata coefficiente di redditività. È quindi questa percentuale a determinare forfettariamente il reddito dell’attività.
Come vengono considerate le spese nel regime forfettario
Possiamo comprenderlo facilmente attraverso un esempio.
Supponiamo che un professionista incassi 40.000 euro durante l’anno e che per la sua attività sia previsto un coefficiente di redditività del 78%.
Il reddito determinato inizialmente secondo il regime sarà:
40.000 × 78% = 31.200 euro
La differenza tra 40.000 e 31.200 euro, pari a 8.800 euro, rappresenta la quota che il meccanismo forfettario considera implicitamente per determinare il reddito, senza chiedere al contribuente di dimostrare di avere effettivamente sostenuto esattamente 8.800 euro di normali costi professionali.
Se il professionista avesse sostenuto soltanto 4.000 euro di costi effettivi, il reddito continuerebbe a essere determinato attraverso il coefficiente. Lo stesso principio vale se avesse sostenuto 12.000 euro di spese.
È proprio questo il significato del termine forfettario: il reddito viene determinato attraverso un criterio standardizzato e non attraverso la ricostruzione analitica di tutti i normali costi dell’attività.
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Il coefficiente di redditività sostituisce le normali spese deducibili
Il coefficiente di redditività è quindi uno degli elementi più importanti per capire se il regime forfettario sia economicamente conveniente.
Un coefficiente del 78%, per esempio, significa che il sistema considera come reddito, prima delle ulteriori componenti previste dalla disciplina, il 78% dei ricavi o compensi. Il restante 22% non viene determinato sulla base delle fatture di acquisto effettivamente sostenute.
Per altre attività il coefficiente può essere differente. Di conseguenza, non è corretto utilizzare il 78% come valore universale per qualsiasi Partita IVA.
La convenienza del sistema dipende anche dal rapporto tra costi reali e quota implicitamente riconosciuta dal coefficiente. Se una determinata attività richiede pochissime spese per essere esercitata, il sistema forfettario può risultare particolarmente interessante. Quando invece i costi effettivi sono molto elevati, l’impossibilità di dedurli analiticamente può ridurre il vantaggio del regime.
Posso scaricare il computer nel regime forfettario?
In termini di determinazione del reddito forfettario, l’acquisto di un computer non viene normalmente sottratto analiticamente dai ricavi o compensi.
Supponiamo che un consulente fatturi 30.000 euro e acquisti un computer professionale da 2.000 euro. Non dovrà normalmente effettuare il calcolo:
30.000 − 2.000 = 28.000 euro
per poi applicare il coefficiente o l’imposta.
Il reddito continua a essere determinato applicando il coefficiente di redditività previsto alla base rilevante secondo le regole del regime. Il costo del computer rimane comunque una spesa reale: i 2.000 euro sono usciti effettivamente dal patrimonio del professionista e riducono quindi il suo guadagno economico, anche se non vengono trattati come un normale costo analiticamente dedotto dal reddito forfettario.
Questa distinzione tra reddito fiscale e utile economico effettivo è fondamentale per gestire correttamente una Partita IVA.
Posso scaricare smartphone e telefono?
Il principio è sostanzialmente lo stesso. L’acquisto di uno smartphone utilizzato per l’attività e le normali spese telefoniche non vengono sottratti analiticamente dal fatturato per determinare il reddito del regime forfettario.
Questo può sembrare svantaggioso rispetto a un regime basato sui costi effettivi, ma bisogna ricordare che il forfettario considera già una quota standardizzata attraverso il coefficiente di redditività.
Il costo del telefono rimane comunque importante per capire quanto rende realmente l’attività. Un professionista che incassa 40.000 euro ma sostiene complessivamente 15.000 euro di spese ha una situazione economica molto diversa da un professionista che fattura la stessa cifra spendendo soltanto 3.000 euro.
Fiscalmente il coefficiente può essere identico; economicamente i due risultati sono molto differenti.
Internet, software e abbonamenti si possono scaricare?
Lo stesso ragionamento vale per connessione internet, hosting, software, programmi gestionali, cloud, strumenti di intelligenza artificiale, servizi online, piattaforme professionali e altri abbonamenti utilizzati per svolgere l’attività.
Nel normale meccanismo del regime forfettario queste spese non vengono sottratte singolarmente dal fatturato per calcolare il reddito.
Pensiamo a un professionista digitale che spenda ogni anno 2.500 euro tra software, cloud, hosting, strumenti grafici e piattaforme professionali. Questi costi devono assolutamente essere considerati per determinare il guadagno effettivo dell’attività, ma non modificano automaticamente il reddito forfettario nello stesso modo in cui avverrebbe in un sistema basato sulla deduzione analitica dei costi.
Per questo motivo è sbagliato pensare che, siccome una spesa non viene “scaricata”, non sia necessario monitorarla. Dal punto di vista gestionale è vero esattamente il contrario.
Si può scaricare l’automobile nel regime forfettario?
L’automobile è probabilmente uno degli esempi più cercati. Anche in questo caso il costo dell’acquisto dell’auto non viene normalmente utilizzato come costo analitico per abbattere il reddito determinato attraverso il regime forfettario.
Lo stesso principio riguarda le normali spese collegate al veicolo, come manutenzione, assicurazione e altri costi di utilizzo.
Chi acquista un’automobile da 25.000 euro per svolgere la propria attività non può quindi concludere che il proprio reddito forfettario diminuirà automaticamente di 25.000 euro.
È proprio in attività che richiedono investimenti elevati in mezzi e attrezzature che diventa particolarmente importante confrontare il forfettario con un regime nel quale i costi effettivi assumono rilevanza analitica.
La benzina si può scaricare nel forfettario?
Anche il costo del carburante non viene normalmente dedotto analiticamente dal reddito del contribuente forfettario.
Un agente, consulente o altro lavoratore autonomo che percorra molti chilometri durante l’anno può quindi sostenere una spesa reale considerevole per carburante senza che questa venga sottratta singolarmente dal fatturato nel calcolo del reddito forfettario.
Questo esempio dimostra ancora una volta perché il regime non debba essere scelto guardando esclusivamente all’aliquota del 5% o del 15%.
Un’attività con pochissime spese operative può avere un profilo di convenienza completamente diverso rispetto a un’attività che richiede continui spostamenti, veicoli, attrezzature e altri costi elevati.
Affitto dell’ufficio e coworking si possono scaricare?
Nel regime forfettario anche il normale costo dell’affitto di un ufficio, studio o spazio di coworking non viene generalmente dedotto analiticamente dai ricavi o compensi per determinare il reddito dell’attività.
Supponiamo che un professionista paghi 700 euro al mese per uno studio, pari a 8.400 euro all’anno. Dal punto di vista finanziario si tratta di una spesa estremamente importante, perché riduce concretamente il denaro che rimane disponibile.
Il reddito forfettario, però, continua a essere determinato attraverso il coefficiente previsto per l’attività e non sottraendo automaticamente quegli 8.400 euro dai compensi.
Per attività che necessitano obbligatoriamente di locali costosi, questo elemento merita quindi particolare attenzione quando si confrontano i diversi regimi fiscali.
Le spese di pubblicità sono deducibili nel forfettario?
Pubblicità online, campagne sui social network, consulenze di marketing, realizzazione del sito internet e altre attività promozionali rappresentano costi reali che possono essere indispensabili per trovare clienti.
Nel regime forfettario, tuttavia, queste normali spese non vengono dedotte analiticamente dal reddito dell’attività.
Un imprenditore potrebbe spendere 10.000 euro all’anno in campagne pubblicitarie e un altro soltanto 500 euro: se hanno gli stessi ricavi, esercitano la stessa attività e hanno il medesimo coefficiente di redditività, questa differenza di normali costi non modifica direttamente il meccanismo forfettario di determinazione del reddito.
Cambierà invece moltissimo il loro margine economico reale.
I corsi di formazione si possono scaricare?
Corsi professionali, libri, abbonamenti a piattaforme formative, conferenze e aggiornamento possono essere fondamentali per migliorare le proprie competenze, ma nel normale calcolo del reddito forfettario anche queste spese non vengono dedotte analiticamente.
Ciò non significa naturalmente che non convenga investire in formazione. Significa soltanto che la scelta di sostenere 2.000 euro per un corso non produce automaticamente una riduzione di 2.000 euro della base imponibile del regime forfettario.
Il valore dell’investimento deve quindi essere valutato soprattutto in termini economici e professionali: aumento delle competenze, possibilità di acquisire nuovi clienti, miglioramento del servizio e incremento futuro dei ricavi.
Il commercialista si può scaricare nel forfettario?
Anche il compenso pagato al commercialista rappresenta un normale costo dell’attività che non viene sottratto analiticamente dal reddito determinato con il coefficiente di redditività.
Se un contribuente paga 800 euro all’anno per la gestione fiscale, quindi, tale costo incide sulla sua disponibilità economica effettiva ma non viene normalmente sottratto dai ricavi nel calcolo forfettario.
Questo principio vale anche per altri servizi professionali acquistati per l’attività, come consulenze legali, servizi amministrativi o assistenza informatica.
Ancora una volta emerge la differenza tra il calcolo fiscale previsto dal regime e la gestione economica dell’attività.
Qual è allora la spesa più importante che si può dedurre?
La principale componente da distinguere rispetto ai normali costi aziendali è rappresentata dai contributi previdenziali obbligatori versati.
Nella determinazione del reddito del contribuente forfettario, i contributi previdenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge seguono infatti una specifica disciplina di deduzione.
Questo elemento ha un effetto diretto anche sull’imposta sostitutiva: riducendo il reddito sul quale viene calcolata l’imposta, i contributi previdenziali possono ridurre l’importo del 5% o del 15% dovuto.
Le istruzioni della dichiarazione REDDITI prevedono infatti uno specifico spazio nel quadro LM per i contributi previdenziali e assistenziali relativi all’attività svolta in regime forfettario.
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Esempio pratico con contributi previdenziali
Prendiamo nuovamente un professionista con 40.000 euro di compensi e coefficiente di redditività del 78%.
Il primo passaggio produce:
40.000 × 78% = 31.200 euro
Supponiamo, esclusivamente per rendere semplice l’esempio, che i contributi previdenziali obbligatori versati e deducibili secondo la disciplina applicabile ammontino a 7.000 euro.
Avremmo quindi:
31.200 − 7.000 = 24.200 euro
Su questa base, nell’esempio semplificato, verrebbe successivamente calcolata l’imposta sostitutiva applicabile.
Se il contribuente fosse soggetto all’aliquota ordinaria del 15%:
24.200 × 15% = 3.630 euro
Se invece avesse diritto all’aliquota agevolata del 5%:
24.200 × 5% = 1.210 euro
L’esempio mostra la differenza fondamentale tra i normali costi dell’attività e i contributi previdenziali obbligatori deducibili secondo la disciplina del regime.
Cosa succede se i contributi superano il reddito forfettario?
Può verificarsi una situazione nella quale i contributi previdenziali deducibili siano superiori alla capienza del reddito prodotto nell’ambito del regime.
Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate prevedono una gestione specifica anche per questa eventualità. I contributi relativi all’attività forfettaria trovano collocazione nel quadro LM, mentre l’eventuale eccedenza che non trova capienza può essere riportata tra gli altri contributi deducibili nel rigo RP21, quando ricorrono le condizioni previste.
Si tratta di un dettaglio tecnico, ma importante perché dimostra che i contributi previdenziali seguono un trattamento molto diverso rispetto alle normali spese professionali.
E le spese mediche, il mutuo e le altre spese personali?
Qui bisogna fare un’altra distinzione importante. Dire che i normali costi dell’attività non vengono dedotti analiticamente dal reddito forfettario non significa che qualsiasi altra agevolazione fiscale personale scompaia automaticamente.
Spese sanitarie, interessi sul mutuo, assicurazioni, istruzione e altri oneri personali possono essere soggetti alle rispettive regole di deduzione o detrazione previste dalla normativa fiscale.
Il problema è che l’imposta sostitutiva del regime forfettario è distinta dall’IRPEF ordinaria. Di conseguenza, la possibilità di sfruttare concretamente determinate detrazioni può dipendere anche dalla presenza di altri redditi assoggettati a IRPEF e dalla situazione fiscale complessiva del contribuente.
Questo aspetto è particolarmente importante per chi possiede esclusivamente reddito in regime forfettario e sostiene numerose spese personali normalmente detraibili.
Non bisogna quindi confondere le spese professionali dell’attività con gli oneri personali deducibili o detraibili in dichiarazione: seguono discipline differenti.
Perché conservare le fatture delle spese se non posso dedurle?
A questo punto può sorgere spontanea una domanda: se i normali costi non vengono dedotti analiticamente, perché dovrei comunque conservare e monitorare la documentazione relativa alle spese?
Prima di tutto perché una corretta gestione aziendale richiede di conoscere i propri costi indipendentemente dal loro trattamento fiscale. Senza sapere quanto si spende per software, pubblicità, attrezzature, carburante, locali e servizi professionali è impossibile stabilire se l’attività stia realmente producendo un utile.
Inoltre, gli obblighi documentali e le necessità probatorie non devono essere confusi con la semplice deducibilità fiscale del costo. A seconda dell’operazione possono esistere ragioni fiscali, civilistiche, contrattuali, di garanzia o gestionali per conservare correttamente la documentazione.
Infine, disporre di una contabilità gestionale ordinata rende molto più semplice valutare in futuro se continuare con il forfettario oppure passare a un regime nel quale i costi effettivi assumono maggiore rilevanza.
Quando le spese elevate rendono meno interessante il forfettario?
Non esiste una percentuale universale oltre la quale il regime forfettario smette automaticamente di essere conveniente.
Il confronto dipende dal coefficiente di redditività, dall’ammontare e dalla natura dei costi, dalla contribuzione previdenziale, dall’aliquota applicabile, dall’IVA sugli acquisti e dalla situazione personale del contribuente.
Possiamo però comprendere il principio con due attività identiche che fatturano entrambe 60.000 euro.
Il primo professionista lavora da casa e sostiene 5.000 euro di costi effettivi all’anno. Il secondo possiede un ufficio, utilizza attrezzature costose e investe molto in pubblicità, arrivando a 25.000 euro di costi.
Se entrambi hanno lo stesso coefficiente di redditività, il meccanismo forfettario non riconosce automaticamente questa enorme differenza attraverso la deduzione analitica dei singoli costi. Dal punto di vista economico, però, la redditività delle due attività è completamente diversa.
È proprio in situazioni del genere che diventa importante effettuare una simulazione comparativa.
Forfettario o ordinario se ho molte spese?
Il regime forfettario tende a essere particolarmente interessante quando combina semplicità amministrativa, aliquota sostitutiva favorevole e una struttura di costi compatibile con il coefficiente di redditività previsto per l’attività.
Quando invece un’attività richiede investimenti elevati, acquisti frequenti, locali costosi, dipendenti, mezzi, attrezzature o importanti spese pubblicitarie, il confronto con un regime basato sui costi effettivi diventa ancora più importante.
Non significa automaticamente che l’ordinario sia più conveniente. Bisogna mettere a confronto le due situazioni attraverso numeri concreti, considerando anche IVA, contributi, imposte, detrazioni eventualmente utilizzabili e costi amministrativi.
Due contribuenti con lo stesso fatturato possono quindi arrivare a conclusioni completamente differenti.
Regime forfettario o ordinario: quale conviene? Differenze ed esempi
Tabella: cosa si scarica nel regime forfettario?
Possiamo riassumere le principali situazioni in questo modo:
| Spesa | Deduzione analitica dal reddito forfettario |
|---|---|
| Computer e attrezzature | No, normalmente assorbita dal meccanismo forfettario |
| Smartphone | No |
| Telefono e internet | No |
| Software e abbonamenti | No |
| Automobile | No |
| Benzina e carburante | No |
| Affitto ufficio | No |
| Coworking | No |
| Pubblicità e marketing | No |
| Commercialista | No |
| Corsi professionali | No |
| Trasferte | No |
| Contributi previdenziali obbligatori | Sì, secondo le regole previste |
La tabella deve essere letta nel contesto del calcolo del reddito dell’attività in regime forfettario. Non va utilizzata per concludere che una determinata spesa sia irrilevante sotto qualsiasi altro profilo fiscale o giuridico.
Un errore da evitare: spendere pensando di pagare meno tasse
In un regime nel quale i normali costi vengono dedotti analiticamente, una nuova spesa può ridurre il reddito imponibile quando possiede tutti i requisiti previsti dalla normativa.
Nel forfettario il ragionamento è diverso. Acquistare un computer da 3.000 euro soltanto perché “così pago meno tasse” non produce normalmente l’effetto immaginato, perché il costo non viene sottratto analiticamente dal reddito determinato attraverso il coefficiente.
La decisione dovrebbe quindi essere economica: mi serve realmente questo investimento? Può aumentare la produttività o i ricavi della mia attività?
Se la risposta è sì, l’acquisto può naturalmente avere senso. Ma non dovrebbe essere effettuato sulla convinzione che il costo riduca automaticamente il reddito imponibile del forfettario.
Quanto conta conoscere i costi reali?
Conta moltissimo.
Il regime forfettario semplifica il calcolo fiscale, ma un’attività economica dovrebbe comunque essere gestita utilizzando almeno un semplice conto economico gestionale.
Se durante l’anno vengono incassati 50.000 euro e sostenuti 12.000 euro di costi reali, quei 12.000 euro devono essere conosciuti e monitorati anche se non vengono sottratti analiticamente nel calcolo del reddito forfettario.
Solo in questo modo è possibile capire quanto produce realmente l’attività, quali costi stanno aumentando, dove si può risparmiare e quale fatturato è necessario per raggiungere il reddito netto desiderato.
La semplicità fiscale del forfettario non dovrebbe quindi trasformarsi in assenza di controllo economico.
FAQ sulle spese nel regime forfettario 2026
Quali spese posso scaricare nel regime forfettario?
I normali costi dell’attività non vengono generalmente dedotti analiticamente. Il reddito viene determinato applicando ai ricavi o compensi il coefficiente di redditività previsto. I contributi previdenziali obbligatori versati seguono invece una specifica disciplina di deduzione.
Posso scaricare il computer?
Non come normale costo analiticamente sottratto dal reddito forfettario. Il costo rimane comunque una spesa reale dell’attività e deve essere considerato per valutarne la redditività economica.
Posso scaricare l’auto?
Nel normale meccanismo del regime forfettario il costo dell’automobile non viene dedotto analiticamente dal reddito dell’attività.
Posso scaricare la benzina?
La spesa per carburante non viene normalmente sottratta analiticamente dai ricavi o compensi per determinare il reddito forfettario.
Posso scaricare telefono e internet?
Anche telefono, smartphone e connessione internet rientrano normalmente nei costi assorbiti dal meccanismo forfettario e non vengono dedotti singolarmente dal reddito.
Posso scaricare il commercialista?
Il compenso del commercialista rappresenta un costo reale dell’attività, ma non viene normalmente dedotto analiticamente nel calcolo del reddito forfettario.
I contributi INPS si possono dedurre?
I contributi previdenziali obbligatori versati seguono una specifica disciplina di deduzione. Nel modello REDDITI i contributi relativi all’attività forfettaria vengono indicati nell’apposita sezione del quadro LM secondo le istruzioni previste.
Se ho molte spese conviene il forfettario?
Non necessariamente. Se i costi effettivi sono molto elevati è opportuno confrontare il regime forfettario con le alternative attraverso una simulazione che consideri reddito, costi, IVA, contributi, imposte e situazione personale.
Conclusione
Capire quali spese si possono scaricare nel regime forfettario nel 2026 significa soprattutto comprendere che questo regime utilizza un metodo completamente diverso rispetto a un sistema basato sulla deduzione analitica dei costi.
Computer, automobile, carburante, telefono, internet, software, pubblicità, formazione, affitto e compenso del commercialista rappresentano costi economici reali, ma non vengono normalmente sottratti uno per uno dai ricavi o compensi per determinare il reddito forfettario. Il sistema utilizza invece il coefficiente di redditività associato all’attività.
Una particolare attenzione deve essere riservata ai contributi previdenziali obbligatori versati, che seguono una disciplina specifica e possono essere dedotti secondo le regole previste prima di determinare l’imposta sostitutiva.
Questo sistema può risultare molto vantaggioso per un’attività con costi reali contenuti, mentre merita un confronto più approfondito quando l’impresa o il professionista sostiene spese elevate. Per valutare la convenienza non basta quindi guardare all’aliquota del 5% o del 15%: bisogna confrontare il reddito fiscale determinato forfettariamente con il vero margine economico dell’attività.


