Aprire un’attività nel 2026 può richiedere un investimento importante, soprattutto quando il progetto prevede l’acquisto di attrezzature, macchinari, arredi, software o la realizzazione di interventi sui locali.
Prima di utilizzare esclusivamente risparmi personali o richiedere un normale prestito bancario, è quindi opportuno verificare gli incentivi per aprire un’attività nel 2026, perché alcune misure nazionali possono coprire una parte significativa dell’investimento attraverso contributi a fondo perduto o finanziamenti agevolati.
Le opportunità disponibili non sono però uguali per tutti. Età, territorio nel quale viene aperta l’attività, condizione lavorativa, composizione della società e caratteristiche del progetto possono determinare quale incentivo sia realmente accessibile.
Un giovane under 35 che vuole avviare un’attività in Lombardia, per esempio, deve guardare a strumenti differenti rispetto a un coetaneo che intende aprire la stessa impresa in Campania. Allo stesso modo, una società a prevalente partecipazione femminile può verificare misure che non richiedono necessariamente che tutti i soci siano giovani.
Nel 2026 due strumenti assumono particolare importanza per gli under 35: Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0. Entrambi possono finanziare nuove attività imprenditoriali, professionali e di lavoro autonomo, ma prevedono territori e percentuali differenti.
Nel Centro-Nord il contributo può arrivare al 65% per determinati programmi di investimento, mentre nel Mezzogiorno può raggiungere il 75%. Sono inoltre previsti voucher a fondo perduto rispettivamente fino a 30.000 e 40.000 euro, aumentabili in presenza delle condizioni previste.
Per giovani e donne rimane inoltre operativo ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero, anche se dal 1° luglio 2026 la situazione è cambiata: per le nuove domande le agevolazioni vengono concesse esclusivamente nella forma del finanziamento agevolato, essendo esaurite le risorse destinate alla componente a fondo perduto.
Vediamo quindi quali incentivi esistono nel 2026 per aprire un’attività, chi può richiederli, quanto finanziano e come scegliere la misura più adatta al proprio progetto.
Quali incentivi esistono per aprire un’attività nel 2026?
Non esiste un unico “bonus per aprire un’attività”.
Esistono invece diverse misure, ciascuna costruita per una determinata categoria di beneficiari.
Tra gli strumenti nazionali più interessanti nel 2026 possiamo individuare Autoimpiego Centro-Nord, Resto al Sud 2.0 e ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero. Per i progetti tecnologici e innovativi esistono poi strumenti specifici come Smart&Start Italia, mentre ulteriori opportunità possono arrivare da Regioni, Camere di Commercio e programmi territoriali.
Per questo motivo il primo errore da evitare è cercare genericamente “fondo perduto 2026” e scegliere il bando con la percentuale apparentemente più alta.
Bisogna procedere al contrario: prima si definiscono persona, territorio, attività e investimento, poi si cerca l’incentivo compatibile.
Bonus e incentivi imprese 2026: tutti i contributi disponibili
Incentivi per under 35 nel 2026
Una delle categorie che dispone delle opportunità più interessanti è quella dei giovani.
Dal 15 ottobre 2025 sono operative due misure dedicate all’autoimpiego degli under 35:
Autoimpiego Centro-Nord
e
Resto al Sud 2.0.
Entrambe sono gestite da Invitalia e fanno parte delle politiche destinate a favorire l’avvio di nuove iniziative economiche.
Attenzione però: non basta avere meno di 35 anni.
Le misure sono rivolte ai giovani che, oltre al requisito anagrafico, rientrano nelle condizioni previste, tra cui inoccupati, inattivi o disoccupati, disoccupati inseriti nel Programma GOL e lavoratori cosiddetti working poor.
Bisogna quindi verificare sia l’età sia la situazione personale del richiedente.
Autoimpiego Centro-Nord 2026: chi può richiederlo?
Autoimpiego Centro-Nord è destinato ai giovani tra i 18 anni compiuti e i 35 anni non ancora compiuti che rispettano le condizioni previste dalla misura.
L’incentivo riguarda le attività localizzate in:
Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Umbria e Marche.
Può quindi diventare particolarmente interessante per un giovane che vuole aprire un’attività a Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze o in una delle altre aree ammesse.
La misura non riguarda esclusivamente le società.
È possibile avviare iniziative in forma di lavoro autonomo, impresa individuale, società, cooperativa, libera professione o società tra professionisti, secondo le condizioni previste.
Quanto finanzia Autoimpiego Centro-Nord?
Autoimpiego Centro-Nord mette a disposizione due principali forme di agevolazione.
La prima è un voucher a fondo perduto fino a 30.000 euro.
Il voucher può arrivare fino a 40.000 euro quando vengono rispettate le condizioni previste per la maggiorazione, legate in particolare a investimenti innovativi, digitali, sostenibili o a determinate consulenze specialistiche.
Per programmi di investimento più consistenti è invece previsto un contributo percentuale.
Per programmi fino a 120.000 euro, il contributo può arrivare al 65% delle spese ammissibili.
Per programmi di investimento superiori a 120.000 euro e fino a 200.000 euro, la percentuale prevista è del 60%.
Si tratta di contributi a fondo perduto e quindi di uno strumento particolarmente significativo per chi possiede i requisiti.
Esempio: attività da 100.000 euro nel Centro-Nord
Supponiamo che un giovane di 29 anni, in possesso dei requisiti richiesti, voglia avviare un’attività nel Lazio e presenti un programma di investimento ammissibile da 100.000 euro.
Poiché il programma non supera 120.000 euro, la percentuale prevista dalla misura può arrivare al 65%.
Il contributo teorico sarebbe quindi:
100.000 × 65% = 65.000 euro.
La parte restante dell’investimento deve essere coperta secondo le modalità previste e la capacità finanziaria del progetto.
Questo esempio fa capire perché sia fondamentale verificare gli incentivi prima di iniziare a effettuare acquisti.
Resto al Sud 2.0: incentivi per aprire un’attività nel Mezzogiorno
Per gli under 35 che intendono avviare una nuova attività nel Mezzogiorno, lo strumento di riferimento è invece Resto al Sud 2.0.
La misura riguarda:
Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Anche in questo caso i beneficiari devono avere almeno 18 anni e non aver ancora compiuto 35 anni e trovarsi in una delle condizioni personali previste dalla disciplina.
Possono essere avviate nuove iniziative imprenditoriali, di lavoro autonomo e libero-professionali.
Sono ammessi numerosi settori economici, mentre risultano esclusi agricoltura, pesca e acquacoltura.
Quanto finanzia Resto al Sud 2.0?
Le percentuali previste da Resto al Sud 2.0 sono superiori a quelle della corrispondente misura del Centro-Nord.
È innanzitutto disponibile un voucher a fondo perduto fino a 40.000 euro.
In presenza delle condizioni previste, il voucher può arrivare a 50.000 euro.
Per i programmi di investimento fino a 120.000 euro è previsto invece un contributo a fondo perduto del 75%.
Per i programmi superiori a 120.000 euro e fino a 200.000 euro, il contributo è pari al 70%.
Queste percentuali rendono Resto al Sud 2.0 una delle misure nazionali più interessanti del 2026 per la creazione di nuove attività da parte di giovani nel Mezzogiorno.
Esempio: attività da 100.000 euro nel Sud
Consideriamo un giovane di 30 anni che possiede i requisiti previsti e vuole avviare un’attività in Puglia.
Il programma di investimento ammissibile è di 100.000 euro.
Poiché il programma rientra nella fascia fino a 120.000 euro, il contributo può arrivare al 75%.
Il calcolo è:
100.000 × 75% = 75.000 euro.
La differenza rispetto all’esempio del Centro-Nord è significativa.
Su un investimento dello stesso importo, la misura del Mezzogiorno può riconoscere una percentuale superiore, fermo restando il rispetto di tutti i requisiti e l’ammissione effettiva del progetto.
Il vecchio Resto al Sud esiste ancora?
Per le nuove domande bisogna prestare molta attenzione a questa distinzione.
Il precedente incentivo Resto al Sud ha chiuso lo sportello per le nuove domande il 14 ottobre 2025.
Dal 15 ottobre 2025 è diventato operativo Resto al Sud 2.0.
Questo significa che molte guide presenti online possono descrivere ancora requisiti, importi e meccanismi appartenenti alla vecchia misura.
Chi vuole aprire un’attività nel 2026 deve quindi verificare le condizioni di Resto al Sud 2.0 e non utilizzare automaticamente le regole del precedente incentivo.
Quali attività si possono aprire?
Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 consentono di avviare nuove iniziative in numerosi settori economici.
La possibilità non è limitata alla classica impresa commerciale.
Possono rientrare anche attività di lavoro autonomo e libero-professionali, nel rispetto della disciplina.
Questo amplia notevolmente il pubblico potenziale delle misure.
Un giovane che vuole creare una nuova impresa di servizi, un’attività artigianale o una libera professione può quindi verificare l’accesso all’incentivo, purché il settore non rientri tra quelli esclusi e siano soddisfatte tutte le altre condizioni.
Quali spese possono essere finanziate?
Le due misure consentono di sostenere diverse spese necessarie all’avvio dell’attività.
Tra le principali rientrano macchinari, impianti, attrezzature e arredi nuovi di fabbrica.
Sono inoltre ammessi programmi informatici e servizi ICT, comprese licenze software, progettazione e sviluppo di software, piattaforme digitali e applicazioni.
Per lo strumento relativo ai programmi di investimento possono essere ammesse anche determinate opere edili di ristrutturazione e manutenzione straordinaria, entro i limiti stabiliti dalla misura.
Il progetto dovrebbe quindi partire da un vero piano degli investimenti, con preventivi realistici e beni chiaramente collegati all’attività.
Posso aprire prima la Partita IVA?
Questo punto richiede particolare attenzione.
Per Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 sono ammesse, secondo le regole attuali, iniziative avviate nel periodo temporale previsto dalla misura e che risultino inattive al momento della domanda.
Invitalia chiarisce inoltre che, per lavoro autonomo e libera professione, l’avvio coincide con l’apertura della Partita IVA, mentre per le attività d’impresa coincide con l’iscrizione al Registro delle imprese.
Di conseguenza non è prudente aprire una Partita IVA e iniziare normalmente a fatturare per poi cercare successivamente di accedere all’incentivo.
La sequenza temporale deve essere verificata prima di avviare concretamente l’attività.
Attività inattiva: cosa significa?
Per queste misure l’iniziativa deve rispettare anche la condizione di inattività prevista dalla disciplina.
Invitalia chiarisce che un’iniziativa viene considerata inattiva quando la Partita IVA non è stata movimentata in entrata o in uscita, fatte salve alcune spese di modesta entità strettamente collegate alla costituzione o formalizzazione dell’attività e altre situazioni previste.
Questo dettaglio è molto importante.
Una persona che costituisce formalmente l’attività e comincia immediatamente a vendere o fatturare potrebbe compromettere l’accesso alla misura.
Per questo motivo, quando l’incentivo rappresenta una parte importante del piano finanziario, è opportuno progettare correttamente costituzione, domanda e avvio operativo.
Incentivi per donne che vogliono aprire un’attività
Per l’imprenditoria femminile una delle misure nazionali da verificare è ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero.
L’incentivo è rivolto a micro e piccole imprese costituite in forma societaria da non più di 60 mesi e a team che intendono creare una nuova impresa.
La compagine deve essere composta, per oltre la metà numerica dei soci e delle quote di partecipazione, da persone tra 18 e 35 anni oppure da donne di qualsiasi età.
Una società a prevalente partecipazione femminile può quindi verificare l’accesso anche quando le socie hanno più di 35 anni.
Questa caratteristica rende ON molto diversa dagli incentivi Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0.
ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero nel 2026
ON è disponibile su tutto il territorio nazionale e sostiene la creazione e lo sviluppo di imprese a prevalente partecipazione giovanile o femminile.
La misura può coprire una quota molto elevata delle spese attraverso le agevolazioni previste e il finanziamento agevolato viene restituito in un periodo fino a dieci anni.
Nel 2026 è però intervenuta una modifica fondamentale.
Invitalia ha comunicato l’esaurimento delle risorse destinate ai contributi a fondo perduto.
Per le domande presentate dal 1° luglio 2026, l’agevolazione viene quindi concessa nella sola forma del finanziamento agevolato.
Chi legge vecchie guide nelle quali ON viene descritto come combinazione di finanziamento a tasso zero e fondo perduto deve quindi verificare la data delle informazioni.
ON conviene ancora senza fondo perduto?
La scomparsa della componente a fondo perduto per le nuove domande non significa che la misura abbia cessato di essere interessante.
Un finanziamento agevolato può comunque ridurre significativamente il costo finanziario necessario per avviare un’impresa.
La convenienza deve però essere valutata rispetto alle caratteristiche del progetto.
Un giovane under 35 che possiede i requisiti di Autoimpiego Centro-Nord o Resto al Sud 2.0 potrebbe avere accesso a contributi a fondo perduto molto consistenti.
Una donna over 35, invece, non può utilizzare queste due misure soltanto in virtù del genere, ma può verificare ON se la compagine societaria soddisfa i requisiti.
Per questo motivo non esiste un incentivo universalmente migliore: dipende dal profilo del richiedente.
E se voglio aprire una startup innovativa?
Se il progetto è tecnologico e possiede le caratteristiche per diventare una startup innovativa, bisogna verificare anche Smart&Start Italia.
Smart&Start è molto diverso dagli incentivi destinati genericamente all’autoimpiego.
Finanzia programmi d’impresa compresi tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro attraverso un finanziamento a tasso zero che copre normalmente l’80% delle spese ammissibili e può arrivare al 90% in determinate condizioni.
È quindi una misura più adatta a progetti innovativi strutturati, mentre Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 possono essere utilizzati anche per numerose attività tradizionali.
Smart&Start Italia 2026: requisiti, spese ammesse e domanda
Incentivi regionali per aprire un’attività
Oltre agli strumenti nazionali, non bisogna trascurare i bandi regionali.
Le Regioni utilizzano frequentemente fondi europei e risorse proprie per finanziare nuove imprese, digitalizzazione, commercio, artigianato, turismo, innovazione, efficientamento energetico e imprenditoria giovanile o femminile.
La disponibilità di questi bandi cambia però molto rapidamente.
Un incentivo aperto oggi può esaurire le risorse o chiudere lo sportello, mentre una nuova misura può essere pubblicata poche settimane dopo.
Per questo motivo chi sta programmando l’apertura di un’attività dovrebbe verificare contemporaneamente:
misure nazionali,
bandi della propria Regione,
Camera di Commercio competente,
eventuali programmi comunali o territoriali.
Anche le Camere di Commercio pubblicano contributi?
Sì.
Le Camere di Commercio pubblicano periodicamente bandi e voucher destinati alle imprese dei rispettivi territori.
Possono riguardare digitalizzazione, sicurezza, certificazioni, internazionalizzazione, turismo, formazione, transizione energetica e altre tipologie di investimento.
Normalmente si tratta di incentivi con importi più contenuti rispetto alle grandi misure nazionali, ma possono essere molto utili per finanziare specifiche spese.
Un’impresa appena costituita dovrebbe quindi controllare anche il sito della Camera di Commercio territorialmente competente.
Fondo perduto o finanziamento agevolato?
Quando si confrontano gli incentivi bisogna distinguere chiaramente le due forme.
Un contributo a fondo perduto non deve essere restituito, purché naturalmente il beneficiario rispetti tutte le condizioni previste dal bando.
Un finanziamento agevolato, invece, deve essere restituito, ma presenta condizioni migliori rispetto a un normale finanziamento di mercato, per esempio attraverso un tasso particolarmente basso o pari a zero.
Esistono inoltre strumenti che combinano entrambe le componenti.
Il fatto che un incentivo abbia una percentuale nominale elevata non significa quindi necessariamente che l’intero importo sia denaro non restituibile.
Quanto denaro serve comunque per aprire un’attività?
Questo è un aspetto spesso sottovalutato.
Anche quando un incentivo copre una percentuale molto elevata dell’investimento, l’imprenditore può aver bisogno di risorse proprie.
Possono esserci spese non ammissibili, IVA non agevolabile nelle condizioni previste, anticipazioni finanziarie, costi operativi e una quota dell’investimento che rimane a carico del beneficiario.
Per esempio, su un investimento da 100.000 euro coperto al 65%, rimangono almeno 35.000 euro di investimento non coperti dal contributo, oltre alle ulteriori esigenze eventualmente non agevolabili.
Prima di presentare domanda è quindi necessario costruire anche un piano delle fonti finanziarie.
Posso chiedere un prestito per la parte non coperta?
La possibilità dipende dalla struttura della misura e dalla situazione finanziaria dell’impresa.
In alcuni casi il beneficiario può utilizzare risorse proprie o finanziamenti per coprire la parte dell’investimento non agevolata.
Bisogna però verificare le condizioni dello specifico incentivo e assicurarsi che la struttura finanziaria sia sostenibile.
Per le imprese che hanno bisogno di accedere al credito può essere utile verificare anche il Fondo di Garanzia PMI, che non concede denaro direttamente ma può garantire una parte del finanziamento bancario.
Prima il bando o prima l’attività?
Quando l’apertura dell’attività dipende in misura significativa dall’incentivo, è generalmente più prudente verificare il bando prima di effettuare gli investimenti.
Molti incentivi stabiliscono regole precise sulla data di avvio e sull’ammissibilità delle spese.
Acquistare macchinari, firmare contratti o iniziare l’attività troppo presto può rendere alcune spese non ammissibili o compromettere i requisiti.
Allo stesso tempo, alcune misure consentono che l’impresa sia formalmente costituita entro specifici limiti temporali.
La risposta non è quindi sempre “prima il bando” o “prima la Partita IVA”: bisogna controllare la disciplina dello strumento che si intende utilizzare.
Come scegliere l’incentivo corretto
Il metodo più efficace consiste nel partire da quattro informazioni:
età del richiedente, condizione lavorativa, Regione nella quale verrà aperta l’attività e caratteristiche dell’impresa.
Un under 35 disoccupato che apre in Emilia-Romagna dovrebbe verificare Autoimpiego Centro-Nord.
Un under 35 con le condizioni richieste che apre in Sicilia dovrebbe verificare Resto al Sud 2.0.
Una compagine societaria prevalentemente femminile può controllare ON.
Una startup tecnologica dovrebbe verificare Smart&Start.
Successivamente bisogna confrontare spese ammissibili, percentuali, tempistiche e obblighi.
Tabella degli incentivi per aprire un’attività nel 2026
| Situazione | Misura da verificare | Agevolazione principale |
|---|---|---|
| Under 35 Centro-Nord con requisiti | Autoimpiego Centro-Nord | Voucher fino a 30.000/40.000 € o contributo 65%-60% |
| Under 35 Mezzogiorno con requisiti | Resto al Sud 2.0 | Voucher fino a 40.000/50.000 € o contributo 75%-70% |
| Impresa prevalentemente femminile | ON | Finanziamento agevolato per nuove domande dal 1° luglio 2026 |
| Impresa prevalentemente giovanile | ON | Finanziamento agevolato |
| Startup innovativa | Smart&Start Italia | Finanziamento a tasso zero 80%-90% |
| Nuova attività con esigenze specifiche locali | Bandi regionali/CCIAA | Variabile |
Questa tabella rappresenta un primo orientamento e non sostituisce la verifica dei requisiti della singola misura.
Come presentare domanda
Per le principali misure Invitalia la procedura viene gestita online.
Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 utilizzano l’area personale Invitalia.
Per accedere sono richiesti gli strumenti di identità digitale previsti, come SPID, CIE o CNS, oltre a PEC e firma digitale secondo la procedura.
La domanda deve essere accompagnata dalla documentazione richiesta e dalla descrizione del progetto.
Le richieste per Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 vengono esaminate in ordine cronologico e Invitalia indica un termine di valutazione entro 90 giorni, nei limiti delle risorse disponibili.
Questo è un ulteriore motivo per non aspettare l’ultimo momento quando il progetto è già pronto.
Serve un business plan?
Anche quando il bando utilizza una modulistica semplificata, il progetto dovrebbe essere costruito come un vero business plan.
Bisogna sapere quanto costa aprire l’attività, quanti clienti servono, quali ricavi sono realistici, quali costi dovranno essere sostenuti e quanta liquidità servirà nei primi mesi.
Il contributo può finanziare l’investimento iniziale, ma non rende automaticamente redditizia l’impresa.
Un’attività che costa 100.000 euro e riceve 75.000 euro di contributo rimane un cattivo investimento se non riesce a generare clienti e margini sufficienti.
L’incentivo deve quindi migliorare un buon progetto, non sostituire la sostenibilità economica del progetto.
Gli errori più frequenti
Uno degli errori più pericolosi è iniziare a spendere prima di conoscere le regole del bando. Un altro è scegliere l’incentivo soltanto in funzione della percentuale di fondo perduto, senza verificare requisiti personali, territorio e spese ammissibili.
Bisogna inoltre evitare di costruire investimenti artificialmente elevati soltanto per ottenere un contributo maggiore.
Se per aprire un’attività servono realmente 70.000 euro, presentare un progetto da 120.000 euro con acquisti inutili non rende l’impresa migliore. Al contrario, aumenta la quota da finanziare, i costi futuri e il rischio operativo.
Un ultimo errore consiste nel pensare che l’approvazione dell’incentivo risolva automaticamente tutti i problemi finanziari.
L’imprenditore deve comunque pianificare la parte non agevolata e la liquidità necessaria per arrivare alla piena operatività.
FAQ sugli incentivi per aprire un’attività nel 2026
Esistono contributi a fondo perduto per aprire un’attività nel 2026?
Sì. Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 prevedono contributi a fondo perduto per gli under 35 che possiedono le condizioni previste. Esistono inoltre bandi regionali e territoriali con caratteristiche differenti.
Quanto posso ottenere per aprire un’attività al Centro-Nord?
Autoimpiego Centro-Nord prevede un voucher fino a 30.000 euro, elevabile a 40.000 euro nei casi previsti, oppure contributi del 65% per programmi fino a 120.000 euro e del 60% per programmi superiori a 120.000 e fino a 200.000 euro.
Quanto posso ottenere al Sud?
Resto al Sud 2.0 prevede un voucher fino a 40.000 euro, elevabile a 50.000 euro, oppure un contributo del 75% per programmi fino a 120.000 euro e del 70% per programmi compresi tra oltre 120.000 e 200.000 euro.
Basta avere meno di 35 anni?
No. Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 richiedono anche una delle condizioni soggettive previste, come inattività, inoccupazione o disoccupazione, partecipazione al Programma GOL nelle condizioni indicate oppure lo status di working poor.
Esistono incentivi per donne over 35?
Sì. ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero considera anche imprese a prevalente partecipazione femminile senza limitare il requisito alle sole donne under 35. Per le nuove domande dal 1° luglio 2026, tuttavia, ON viene concesso nella sola forma del finanziamento agevolato a causa dell’esaurimento delle risorse destinate al fondo perduto.
Posso aprire una libera professione?
Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 possono sostenere anche iniziative libero-professionali e di lavoro autonomo secondo le condizioni previste.
Devo aprire prima la Partita IVA?
Non bisogna farlo automaticamente. Le misure stabiliscono regole precise sul momento di avvio dell’iniziativa e sulla sua inattività. Prima di aprire e soprattutto prima di iniziare a fatturare è opportuno verificare la disciplina dello specifico incentivo.
Le domande sono a graduatoria?
Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 vengono esaminati secondo l’ordine cronologico di presentazione e nei limiti delle risorse disponibili.
Conclusione
Gli incentivi per aprire un’attività nel 2026 possono ridurre in maniera significativa il capitale necessario per trasformare un progetto in un’impresa, ma la misura corretta dipende soprattutto dal profilo del richiedente.
Per gli under 35 che possiedono le condizioni previste, Autoimpiego Centro-Nord offre voucher fino a 30.000 euro, elevabili a 40.000 euro, oppure contributi a fondo perduto del 65% o 60% in funzione dell’importo dell’investimento.
Nel Mezzogiorno, Resto al Sud 2.0 offre condizioni ancora più elevate: voucher fino a 40.000 euro, elevabili a 50.000 euro, e contributi a fondo perduto del 75% per programmi fino a 120.000 euro e del 70% per quelli superiori a 120.000 e fino a 200.000 euro.
Per le imprese a prevalente partecipazione femminile o giovanile rimane invece importante ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero, ricordando che dal 1° luglio 2026 le nuove domande non beneficiano più della componente a fondo perduto per esaurimento delle relative risorse.
Se il progetto è una startup innovativa, è opportuno verificare anche Smart&Start Italia, mentre Regione e Camera di Commercio possono offrire ulteriori opportunità territoriali.
La fase più importante viene però prima dell’apertura dell’attività. Bisogna verificare i requisiti, controllare quando possono essere sostenute le spese e capire se l’impresa può essere costituita prima della domanda. Avviare l’attività o effettuare investimenti senza aver controllato queste condizioni può significare perdere un’agevolazione che avrebbe coperto una parte consistente del progetto.
Il criterio corretto non è quindi chiedersi semplicemente “qual è il bando che dà più soldi?”, ma individuare quale incentivo sia compatibile con il proprio profilo e costruire attorno ad esso un progetto economicamente sostenibile.


