I bonus per giovani imprenditori nel 2026 possono rappresentare un’opportunità importante per chi vuole trasformare un progetto professionale in una nuova attività, ma è necessario chiarire subito un equivoco molto comune: non esiste un unico “bonus under 35” che viene automaticamente riconosciuto a qualsiasi giovane decida di aprire una Partita IVA o costituire una società.
Nel 2026 esistono invece diverse misure, con requisiti e percentuali differenti. Tra le più importanti troviamo Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0, i due strumenti del Piano Integrato Autoimpiego rivolti agli under 35. A questi si aggiunge ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero, che può interessare le società a prevalente partecipazione giovanile e che segue regole differenti rispetto alle prime due misure.
La localizzazione dell’attività assume un ruolo determinante. Un giovane che vuole aprire un’impresa nel Lazio, in Lombardia, Toscana o Emilia-Romagna deve verificare Autoimpiego Centro-Nord; chi intende invece avviare l’attività in Campania, Puglia, Sicilia o nelle altre regioni del Mezzogiorno interessate deve guardare principalmente a Resto al Sud 2.0.
Ma il territorio non è l’unico requisito. Per le due principali misure di autoimpiego non è sufficiente avere meno di 35 anni: bisogna rientrare anche nelle condizioni personali stabilite dalla normativa. Per questo motivo due persone della stessa età che vogliono aprire la stessa attività nella stessa città potrebbero non avere entrambe diritto all’incentivo.
Vediamo quindi quali sono i principali bonus per giovani imprenditori disponibili nel 2026, quanto si può ottenere a fondo perduto, quali sono i requisiti e come scegliere l’agevolazione corretta.
Bonus giovani imprenditori 2026: quali sono?
Per un giovane che vuole avviare una nuova attività, le prime misure nazionali da conoscere sono:
Autoimpiego Centro-Nord, destinato alle iniziative realizzate nelle regioni del Centro-Nord;
Resto al Sud 2.0, destinato alle iniziative realizzate nelle regioni del Mezzogiorno;
ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero, disponibile su tutto il territorio nazionale per imprese a prevalente partecipazione giovanile o femminile.
Non sono però tre versioni dello stesso incentivo.
Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 appartengono al Piano Integrato Autoimpiego e sono specificamente rivolti agli under 35 che possiedono determinate condizioni personali.
ON segue invece una logica societaria differente e può sostenere progetti di dimensioni decisamente maggiori.
Chi è considerato under 35?
Questo dettaglio può sembrare banale, ma è importante.
Per Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0, Invitalia indica come beneficiari i giovani che hanno almeno 18 anni compiuti e non hanno ancora compiuto 35 anni.
Di conseguenza, avere esattamente 35 anni compiuti non equivale ad avere “meno di 35 anni” ai fini di queste misure.
L’età deve essere verificata al momento previsto dalla disciplina.
Per ON la composizione giovanile utilizza invece il criterio indicato dalla specifica normativa della misura, che deve essere controllato insieme alla struttura della compagine societaria.
Essere under 35 è sufficiente?
No.
Questo è probabilmente il punto più importante per evitare false aspettative.
Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 sono rivolti agli under 35 che possiedono almeno una delle condizioni previste.
Rientrano, in particolare, giovani:
inoccupati;
inattivi;
disoccupati;
disoccupati inseriti nel Programma GOL – Garanzia di occupabilità dei lavoratori;
oppure lavoratori classificabili come working poor secondo la definizione utilizzata dalla misura.
Un ragazzo di 28 anni con un normale rapporto di lavoro e un reddito che non rientra nelle condizioni previste non deve quindi presumere di avere automaticamente diritto al contributo soltanto perché vuole aprire un’impresa.
Cosa significa working poor?
Invitalia comprende tra i potenziali beneficiari anche i cosiddetti working poor.
Si tratta, secondo la definizione utilizzata per la misura, di lavoratori il cui reddito da lavoro dipendente o autonomo corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti secondo la disciplina richiamata dall’incentivo.
Questa previsione è interessante perché significa che le agevolazioni non sono necessariamente riservate esclusivamente a chi non svolge alcuna attività lavorativa.
In determinate condizioni anche un lavoratore con un reddito molto basso può rientrare nel pubblico interessato.
La verifica deve però essere effettuata sulla situazione fiscale concreta e non sulla semplice percezione di avere uno stipendio “basso”.
Autoimpiego Centro-Nord 2026
Per i giovani che intendono avviare una nuova iniziativa nelle regioni del Centro-Nord, uno degli strumenti principali è Autoimpiego Centro-Nord.
La misura riguarda:
Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Umbria e Marche.
L’incentivo può sostenere nuove iniziative imprenditoriali, di lavoro autonomo e libero-professionali.
Questo significa che il beneficiario non deve necessariamente costituire una SRL: possono essere ammesse, nel rispetto delle condizioni previste, anche impresa individuale, lavoro autonomo, libera professione, società e cooperative.
Quanto dà Autoimpiego Centro-Nord?
La misura offre due modalità principali.
La prima è un voucher a fondo perduto fino a 30.000 euro.
Il voucher può essere aumentato di ulteriori 10.000 euro e arrivare quindi a 40.000 euro quando vengono rispettate le condizioni previste per la maggiorazione, per esempio in relazione a determinate spese innovative, digitali, ambientali o alle consulenze specialistiche indicate dalla misura.
Per programmi di investimento di maggiore dimensione è invece previsto un contributo percentuale.
Il contributo è pari al 65% delle spese ammissibili per programmi fino a 120.000 euro e al 60% per programmi di importo superiore a 120.000 e fino a 200.000 euro.
Si tratta di contributi a fondo perduto.
Quando conviene scegliere il voucher?
Il voucher può essere particolarmente interessante per un’attività che necessita di un investimento iniziale relativamente contenuto.
Immaginiamo un giovane professionista che abbia bisogno principalmente di computer, attrezzature, software e altri strumenti per avviare l’attività.
Se il programma di spesa è molto inferiore a 120.000 euro, potrebbe non avere senso costruire artificialmente un grande progetto soltanto per utilizzare il contributo percentuale.
La scelta deve essere effettuata sulla base delle spese realmente necessarie.
Un incentivo dovrebbe ridurre il costo di un progetto economicamente sensato, non spingere il giovane imprenditore a comprare beni dei quali non ha bisogno.
Quando può arrivare a 40.000 euro?
La maggiorazione di 10.000 euro del voucher non viene riconosciuta automaticamente.
Deve essere richiesta nella domanda e devono ricorrere le condizioni stabilite.
Una possibilità è che almeno il 20% delle spese ammesse riguardi beni materiali o immateriali oppure servizi innovativi sotto il profilo tecnologico-digitale, della sostenibilità ambientale o del risparmio energetico.
La maggiorazione può inoltre essere collegata alle specifiche consulenze tecnico-specialistiche previste dalla misura.
Un giovane che sta costruendo un progetto particolarmente digitale o innovativo dovrebbe quindi verificare con attenzione questa possibilità.
Resto al Sud 2.0 per giovani imprenditori
Per i giovani che vogliono avviare un’attività nel Mezzogiorno lo strumento corrispondente è Resto al Sud 2.0.
La misura interessa:
Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Anche Resto al Sud 2.0 è destinato ai giovani tra 18 anni compiuti e 35 anni non ancora compiuti che rientrano nelle condizioni personali previste.
Possono essere finanziate nuove iniziative di lavoro autonomo, imprenditoriali e libero-professionali in numerosi settori economici, con le esclusioni stabilite dalla misura.
Quanto dà Resto al Sud 2.0?
Le agevolazioni sono particolarmente significative.
È previsto innanzitutto un voucher a fondo perduto fino a 40.000 euro, elevabile fino a 50.000 euro quando vengono rispettate le condizioni per la maggiorazione.
Per programmi di investimento fino a 120.000 euro, il contributo a fondo perduto può raggiungere il 75% delle spese ammissibili.
Per programmi superiori a 120.000 euro e fino a 200.000 euro, la percentuale è invece del 70%.
Rispetto alla misura del Centro-Nord, quindi, Resto al Sud 2.0 presenta percentuali e massimali del voucher più elevati.
Incentivi per aprire un’attività nel 2026: contributi e finanziamenti
Esempio: giovane imprenditore in Lombardia
Immaginiamo un giovane di 27 anni disoccupato che voglia aprire una piccola attività in Lombardia e presenti un programma ammissibile da 80.000 euro.
Il territorio rientra in Autoimpiego Centro-Nord.
Poiché l’investimento è inferiore a 120.000 euro, il contributo percentuale previsto dalla misura può arrivare al 65%.
Il calcolo sarebbe:
80.000 × 65% = 52.000 euro.
La parte restante, pari a 28.000 euro, rimarrebbe da finanziare attraverso le risorse previste dal progetto.
Naturalmente l’esempio presuppone che tutte le spese siano effettivamente ammissibili e che la domanda venga approvata.
Esempio: giovane imprenditore in Campania
Prendiamo ora un giovane con le stesse caratteristiche che voglia realizzare lo stesso investimento da 80.000 euro in Campania.
In questo caso la misura di riferimento è Resto al Sud 2.0.
Per un programma entro 120.000 euro la percentuale può arrivare al 75%.
Avremo quindi:
80.000 × 75% = 60.000 euro.
Il contributo teorico è superiore rispetto al progetto del Centro-Nord perché la misura applicabile al Mezzogiorno prevede percentuali maggiori.
Esempio con investimento da 150.000 euro
Le percentuali cambiano quando il programma supera 120.000 euro.
Per un progetto da 150.000 euro nel Centro-Nord, la percentuale prevista è del 60%:
150.000 × 60% = 90.000 euro.
Per un progetto da 150.000 euro nel Mezzogiorno, Resto al Sud 2.0 prevede invece il 70%:
150.000 × 70% = 105.000 euro.
Questi esempi mostrano quanto la localizzazione dell’attività possa incidere sull’agevolazione potenzialmente ottenibile.
Quali attività possono aprire i giovani?
Le misure non sono limitate alle startup tecnologiche.
Possono essere avviate iniziative imprenditoriali, attività di lavoro autonomo e libero-professionali nei settori ammessi.
Questo significa che un giovane può valutare l’incentivo per un progetto nei servizi, nell’artigianato, nel commercio o in numerose altre attività economiche.
Per Resto al Sud 2.0 Invitalia specifica che sono ammesse iniziative nei diversi settori economici con esclusione del comparto agricolo, della pesca e dell’acquacoltura.
Bisogna quindi controllare sempre il codice ATECO e l’effettiva ammissibilità dell’attività prima di impostare il progetto.
Quali spese possono essere finanziate?
Le spese devono essere direttamente collegate alla nuova iniziativa.
Possono rientrare, secondo le condizioni delle misure, macchinari, impianti, attrezzature e arredi nuovi di fabbrica, oltre a software e servizi ICT.
Sono inoltre contemplate diverse spese digitali come licenze software, sviluppo di programmi, piattaforme e applicazioni.
Per i programmi di investimento possono essere previste, entro determinati limiti, anche opere edili di ristrutturazione e manutenzione straordinaria.
Non tutte le spese sostenute da una nuova attività sono però automaticamente finanziabili.
Affitto, scorte, pubblicità, personale, veicoli e altre categorie devono essere verificate singolarmente rispetto alla specifica misura e alla modalità di agevolazione scelta.
Posso aprire un’attività online?
Il fatto che un’attività venga svolta online non rappresenta di per sé un problema.
Un giovane può voler avviare, per esempio, un progetto digitale, una piattaforma, un servizio professionale o un’attività economica che utilizza prevalentemente internet.
Bisogna però verificare il settore effettivo, le spese che si intendono sostenere e la coerenza del progetto con le finalità dell’incentivo.
Non è sufficiente acquistare un computer e dichiarare di voler “lavorare online”.
Il progetto deve spiegare chiaramente cosa viene venduto, a chi, attraverso quale modello di ricavi e con quali investimenti.
Posso aprire una libera professione?
Sì, le due misure comprendono anche iniziative libero-professionali secondo le condizioni previste.
Questa è una differenza importante rispetto a molti vecchi incentivi che erano percepiti soprattutto come strumenti destinati alle imprese tradizionali.
Un giovane professionista che possiede i requisiti personali può quindi verificare la possibilità di utilizzare l’agevolazione per avviare la propria attività.
Bisogna però prestare particolare attenzione alla data di apertura della Partita IVA e alla condizione di inattività richiesta al momento della domanda.
Quando deve essere aperta l’attività?
Autoimpiego Centro-Nord ammette iniziative economiche avviate nel mese precedente la presentazione della domanda e che risultino inattive alla data della domanda, secondo le condizioni ufficiali.
La nozione di “avviata” cambia a seconda della forma scelta.
Per una libera professione o un’attività di lavoro autonomo assume rilievo l’apertura della Partita IVA; per un’impresa assume rilievo l’iscrizione al Registro delle imprese secondo le regole della misura.
Questo è un punto delicatissimo.
Aprire la Partita IVA e cominciare immediatamente a emettere fatture può essere incompatibile con il requisito di inattività previsto per la domanda.
Giovani imprenditori e ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero
Un’altra opportunità da conoscere è ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero.
La misura è attiva su tutto il territorio nazionale e riguarda micro e piccole imprese costituite da non più di 60 mesi oppure persone fisiche che vogliono costituire una nuova società.
La compagine deve essere composta, per oltre la metà numerica dei soci e delle quote di partecipazione, da giovani tra 18 e 35 anni oppure da donne di qualsiasi età.
Questo criterio è molto importante.
Non basta, per esempio, avere un giovane socio che possiede una piccola quota: devono essere contemporaneamente rispettati il requisito relativo al numero dei soci e quello relativo alle quote.
Quanto finanzia ON nel 2026?
ON può sostenere progetti fino a 3 milioni di euro e le agevolazioni possono arrivare a coprire fino al 90% delle spese ammissibili, secondo la disciplina della misura.
Il finanziamento agevolato è a tasso zero e può essere rimborsato in 10 anni.
Nel 2026 è però intervenuta una modifica sostanziale.
A seguito dell’esaurimento delle risorse destinate al fondo perduto, per le domande presentate dal 1° luglio 2026 le agevolazioni vengono concesse nella sola forma del finanziamento agevolato.
La misura rimane attiva, ma una nuova domanda presentata oggi non deve essere costruita contando sulla vecchia componente a fondo perduto.
Autoimpiego o ON: quale differenza?
La differenza è notevole.
Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 sono rivolti agli under 35 nelle specifiche condizioni occupazionali previste e utilizzano contributi a fondo perduto.
ON guarda invece soprattutto alla composizione della società e può finanziare progetti molto più grandi, fino a 3 milioni di euro.
Per le nuove domande presentate dal luglio 2026 ON utilizza però esclusivamente il finanziamento agevolato.
Un giovane disoccupato che vuole avviare una piccola attività potrebbe quindi trovare particolarmente interessanti Autoimpiego Centro-Nord o Resto al Sud 2.0.
Una compagine giovanile che vuole invece realizzare un progetto societario molto più consistente può avere interesse a verificare ON.
Non bisogna quindi confrontare gli strumenti soltanto sulla percentuale: bisogna confrontare beneficiari, dimensione del progetto, fondo perduto, quota da finanziare e capacità futura di rimborso.
Giovani che vogliono creare una startup innovativa
Quando il progetto presenta un forte contenuto tecnologico bisogna considerare anche Smart&Start Italia.
Smart&Start non è riservato esclusivamente agli under 35, ma prevede condizioni particolarmente favorevoli per alcune compagini giovanili.
Il finanziamento ordinario copre l’80% delle spese ammissibili e può salire al 90% quando la startup è interamente costituita da donne e/o giovani con meno di 36 anni, oltre agli altri casi previsti dalla misura.
Per un giovane che vuole sviluppare software, intelligenza artificiale, tecnologie industriali o un prodotto innovativo, Smart&Start può quindi essere più coerente rispetto a un incentivo generico per l’autoimpiego.
Smart&Start Italia 2026: requisiti, spese ammesse e domanda
Serve una società per ottenere il bonus?
Non necessariamente.
Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 permettono di avviare iniziative in diverse forme, tra cui lavoro autonomo, impresa individuale, società e libera professione.
ON, invece, è costruito attorno alla costituzione o allo sviluppo di una società con le caratteristiche previste.
Smart&Start può essere richiesto anche da un team che intende costituire successivamente una startup innovativa.
La scelta della forma giuridica non dovrebbe quindi essere fatta soltanto per inseguire un incentivo.
Bisogna considerare responsabilità, fiscalità, contributi, costi amministrativi e prospettive di crescita dell’attività.
Devo mettere anche soldi miei?
Nella maggior parte dei progetti bisogna prevedere una quota finanziaria non coperta dall’incentivo e possibili costi non ammissibili.
Prendiamo Autoimpiego Centro-Nord.
Se un investimento da 100.000 euro viene finanziato al 65%, il contributo potenziale è di 65.000 euro.
Rimangono 35.000 euro, oltre alle eventuali spese non agevolabili e alle esigenze finanziarie necessarie durante l’avvio.
Con Resto al Sud 2.0, sullo stesso investimento finanziato al 75%, la quota non coperta sarebbe invece di 25.000 euro.
Avere diritto a un contributo non significa quindi poter aprire un’attività senza alcuna disponibilità finanziaria.
Posso chiedere contemporaneamente più bonus?
La cumulabilità dipende dalla disciplina delle singole misure.
Non bisogna presumere che due contributi pubblici possano essere automaticamente sommati sulle stesse spese.
Bisogna verificare sia le regole dell’incentivo principale sia quelle dell’eventuale secondo aiuto, oltre ai limiti previsti dalla disciplina europea sugli aiuti di Stato.
Questo vale anche per eventuali bandi regionali o camerali.
Prima di inserire due incentivi nello stesso piano finanziario è quindi necessario controllare espressamente la loro cumulabilità.
Come presentare domanda
Per Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 la domanda viene presentata online attraverso l’area personale Invitalia.
Sono necessari gli strumenti di identificazione digitale previsti, come SPID, CNS o CIE, oltre alla firma digitale e alla PEC.
Le domande vengono esaminate in base all’ordine cronologico di presentazione e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili.
Non viene quindi formata una classica graduatoria finale nella quale tutti i progetti vengono confrontati contemporaneamente.
Per Autoimpiego Centro-Nord Invitalia indica una valutazione entro 90 giorni dall’invio.
Non è un click day, ma non conviene aspettare
L’assenza di una graduatoria non significa che la tempistica sia irrilevante.
Le domande vengono valutate in ordine cronologico e le agevolazioni dipendono dalle risorse disponibili.
Questo significa che è importante preparare bene il progetto, ma una volta che la domanda è completa non esiste un particolare vantaggio nel rinviare inutilmente la presentazione.
L’obiettivo dovrebbe essere trovare un equilibrio: non inviare una domanda incompleta per fare presto, ma non aspettare mesi quando il progetto è già pronto.
Serve un business plan?
Anche quando la modulistica utilizza termini differenti, il giovane imprenditore dovrebbe preparare il progetto con la logica di un vero business plan.
Bisogna definire clienti, concorrenza, prezzi, investimenti, costi fissi, costi variabili, fatturato previsto e liquidità necessaria.
Un incentivo può coprire il 65% o il 75% dell’investimento iniziale, ma non garantisce che l’attività abbia clienti.
La sostenibilità economica rimane quindi l’elemento fondamentale.
Il contributo pubblico dovrebbe essere considerato un acceleratore di un buon progetto, non il motivo principale per aprire un’attività che altrimenti non avrebbe mercato.
Esempio: aprire un’attività soltanto perché esiste il bonus
Immaginiamo un giovane che scopra di poter ottenere un contributo importante per aprire un determinato tipo di attività.
Decide quindi di investire 100.000 euro principalmente perché una parte consistente viene finanziata.
Questo ragionamento è rischioso.
Anche con un contributo del 75%, rimangono 25.000 euro da coprire, oltre alle spese operative future. Se l’attività genera perdite per 3.000 euro al mese, in un anno possono essere bruciati altri 36.000 euro.
Il vero calcolo non deve quindi essere:
“Quanto mi dà lo Stato?”
ma:
“Questa attività può generare abbastanza ricavi e margini da sostenersi una volta terminato l’incentivo?”
Documenti da preparare
Prima di iniziare la domanda è utile predisporre i documenti personali e quelli relativi all’iniziativa, oltre ai preventivi delle spese previste.
Bisogna inoltre verificare la propria condizione occupazionale e fiscale per dimostrare il possesso dei requisiti.
Quando il progetto viene presentato attraverso una società devono essere controllati anche composizione societaria e poteri del rappresentante legale.
Per una domanda digitale sono inoltre necessari gli strumenti richiesti dalla piattaforma, tra cui identità digitale, PEC e firma digitale.
Preparare questi elementi prima di iniziare la compilazione permette di ridurre errori e ritardi.
Bonus giovani imprenditori 2026: tabella di confronto
| Misura | Territorio | Beneficiari principali | Agevolazione |
|---|---|---|---|
| Autoimpiego Centro-Nord | Centro-Nord | Under 35 con condizioni previste | Voucher 30.000/40.000 € oppure fondo perduto 65%-60% |
| Resto al Sud 2.0 | Mezzogiorno | Under 35 con condizioni previste | Voucher 40.000/50.000 € oppure fondo perduto 75%-70% |
| ON | Tutta Italia | Imprese prevalentemente giovanili/femminili | Finanziamento agevolato fino al 90% per nuove domande dal 1° luglio 2026 |
| Smart&Start | Tutta Italia | Startup innovative | Finanziamento 80%, fino al 90% nei casi previsti |
Questa tabella costituisce un primo orientamento. Requisiti e condizioni devono essere verificati sulla singola misura prima della domanda.
FAQ sui bonus giovani imprenditori 2026
Quali bonus ci sono per giovani imprenditori nel 2026?
Tra le principali misure nazionali troviamo Autoimpiego Centro-Nord, Resto al Sud 2.0 e ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero. Per le startup innovative bisogna inoltre verificare Smart&Start Italia.
Basta essere under 35 per ottenere il fondo perduto?
No. Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 richiedono anche una delle condizioni personali previste, come inattività, inoccupazione, disoccupazione, partecipazione GOL nelle condizioni indicate o status di working poor.
Un ragazzo di 35 anni può richiedere Autoimpiego Centro-Nord?
La misura è destinata a chi ha almeno 18 anni compiuti e non ha ancora compiuto 35 anni. Chi ha già compiuto 35 anni non rientra quindi nel requisito anagrafico indicato da Invitalia.
Quanto posso ottenere al Centro-Nord?
Autoimpiego Centro-Nord prevede un voucher fino a 30.000 euro, elevabile a 40.000 euro, oppure contributi a fondo perduto del 65% per programmi fino a 120.000 euro e del 60% per programmi superiori a 120.000 e fino a 200.000 euro.
Quanto posso ottenere al Sud?
Resto al Sud 2.0 prevede un voucher fino a 40.000 euro, elevabile a 50.000 euro, oppure contributi del 75% per programmi fino a 120.000 euro e del 70% per quelli superiori a 120.000 e fino a 200.000 euro.
Posso aprire una Partita IVA come professionista?
Sì, le misure del Piano Integrato Autoimpiego possono sostenere anche attività di lavoro autonomo e libero-professionali, purché siano rispettati tutti i requisiti.
Posso avere il bonus se lavoro già?
Dipende dalla situazione personale. Tra i beneficiari sono compresi anche i working poor secondo la specifica definizione della misura, ma un normale lavoratore under 35 non acquisisce automaticamente il diritto all’incentivo.
ON prevede ancora il fondo perduto nel 2026?
Per le domande presentate dal 1° luglio 2026 Invitalia ha comunicato l’esaurimento delle risorse destinate alla componente a fondo perduto. Le nuove agevolazioni vengono quindi concesse nella sola forma del finanziamento agevolato.
Conclusione
I bonus giovani imprenditori 2026 offrono opportunità particolarmente interessanti per chi vuole avviare una nuova attività, soprattutto grazie ad Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0. È però fondamentale superare l’idea secondo cui qualsiasi under 35 possa automaticamente ottenere un contributo.
Per accedere alle due misure principali bisogna avere almeno 18 anni e non aver ancora compiuto 35 anni, oltre a trovarsi in una delle condizioni previste, come inattività, inoccupazione, disoccupazione, partecipazione al Programma GOL nelle condizioni indicate oppure situazione di working poor.
Nel Centro-Nord, Autoimpiego Centro-Nord può riconoscere voucher fino a 30.000 euro, elevabili a 40.000 euro, oppure contributi a fondo perduto del 65% o 60% in funzione della dimensione dell’investimento.
Nel Mezzogiorno, Resto al Sud 2.0 presenta percentuali ancora più elevate: voucher fino a 40.000 euro, elevabili a 50.000 euro, oppure contributi del 75% e 70%.
Per progetti societari più grandi può essere valutato ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero, mentre una startup innovativa dovrebbe verificare anche Smart&Start Italia.
La scelta non dovrebbe però partire dall’incentivo con la percentuale più elevata. Prima bisogna stabilire quale attività si vuole creare, quanti clienti può raggiungere, quanto capitale serve realmente e quale redditività può produrre. Soltanto dopo ha senso individuare il bonus capace di ridurre il costo dell’investimento.
Un contributo pubblico può rendere molto più semplice partire, ma il vero obiettivo rimane costruire un’impresa capace di continuare a funzionare e produrre reddito anche quando l’incentivo sarà terminato.


